Il delitto e il contesto storico-politico

Il delitto Matteotti in una tavola originale di Antonio Palma

«In Italia il principale ancoraggio intorno al quale deve manifestarsi l’unità del nostro popolo è Costituzione repubblicana che, come disse Pietro Calamandrei, non è un pezzo di carta, ma è il testamento di 100.000 morti caduti nella lunga lotta per la libertà; una lotta che non inizia nel settembre del 1943 ma che vede idealmente come capofila Giacomo Matteotti». Con queste parole Liliana Segre, presidente provvisorio del Senato, ha inaugurato a Palazzo Madama la prima seduta della XIX legislatura, il 13 ottobre del 2022. Sempre Liliana Segre è stata la prima firmataria della legge numero 92/2023, approvata all’unanimità dal Parlamento italiano, che «nell’ambito delle finalità di salvaguardia e promozione del proprio patrimonio culturale, storico letterario, celebra la figura di Giacomo Matteotti nella ricorrenza dei cento anni della sua morte, promuovendo e valorizzando la conoscenza dello studio della sua opera e del suo pensiero in ambito nazionale e internazionale».

Comunque lo si consideri Giacomo Matteotti è indiscutibilmente un martire per le istituzioni democratiche, nelle quali profondamente credeva. Il suo assassinio ha rappresentato una sconfitta per la democrazia e, al contempo, l’inizio del suo riscatto attraverso una nuova stagione di lotte per la libertà e per la piena affermazione della dignità del lavoro e della persona.

Molti ritengono che il delitto Matteotti rappresenti una linea spartiacque, un punto di non ritorno nella storia travagliata del nostro Paese e al contempo anche la trasformazione del regime fascista in dittatura. Matteotti stesso non avrebbe concordato con tale analisi: quando ancora molti parlavano di “governo forte” Matteotti, già nel 1922, denunciava il carattere assolutamente dittatoriale della politica di Benito Mussolini e del mussolinismo che avrebbe di lì a poco iniziato la fascistizzazione dello Stato a partire dalla riforma Gentile della scuola.

Il delitto Matteotti segna piuttosto, nella storia d’Italia, la nascita dell’antifascismo e, quale che sia il giudizio storico sull’Aventino e sul Comitato delle opposizioni che si costituì sull’onda dello sdegno per l’assassinio, costituisce anche il momento germinale in una nuova coscienza democratica che sopravviverà a quelli che per molti saranno gli anni della clandestinità e dell’esilio.

Il senso più autentico del delitto Matteotti si può comprendere soltanto collocando quel tragico evento, che già si scrivevano in una lunga striscia di sangue, nel contesto storico-politico di un Paese che, dopo la tragedia della Prima guerra mondiale aveva conosciuto aneliti di libertà nuove e nuove violenze ed era lentamente, inesorabilmente passato dal biennio rosso al biennio nero.

Per una ricostruzione sintetica ma efficace di quel contesto e della situazione di tensione in cui matura il delitto Matteotti rimandiamo al saggio Anatomia di un delitto, di Salvatore Laudani, di recente pubblicato nel volume Matteotti e noi. Una lezione di libertà edito dalla Fondazione Giacomo Matteotti.

Segue, con il titolo CHRONICON del delitto Matteotti, un’ampia e puntuale schematizzazione, curata da Giampiero Buonomo, che indica le fonti documentali o bibliografiche da cui risalire alla sequenza cronologica degli eventi che possono essere definiti antefatto, svolgimento e conseguenza dell’assassinio di Giacomo Matteotti.